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29 Luglio 2023 – 21:50

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Le guerre cambiano l’ambiente e il clima

a cura di in data 31 Agosto 2026 – 09:05Nessun commento

Gaza: la prima squadra di calcio che include ragazze rimaste ferite e
con arti amputati a causa della guerra di sterminio
(foto inviata a Giorgio Pagano nel giugno 2026)

Città della Spezia, 25 agosto 2026

I 56 conflitti armati attualmente attivi nel mondo – la “terza guerra mondiale a pezzi” di cui parlava papa Francesco – non distruggono solo vite umane: stanno contribuendo in modo significativo anche alla crisi ambientale e climatica globale.
Se il costo umano delle guerre è innegabile e profondo – i morti, i feriti, le persone senza più una casa – anche l’ambiente subisce conseguenze immense. Non dobbiamo considerare solo la distruzione immediata: i conflitti armati sconvolgono gli ecosistemi, esauriscono le risorse naturali, inquinano l’ambiente, aumentano le emissioni climalteranti aggravando il riscaldamento climatico.
Quanti incendi stanno bruciando sulle macerie delle raffinerie, delle petroliere, dei depositi di carburanti? Quanti veleni si stanno buttando nei cieli e nei mari? Non lo sappiamo ancora. Conosciamo però, da uno studio internazionale di climatologi, che la prima guerra del Golfo, nel 1990-1991, ha aumentato del 4 per cento le emissioni globali di Co2. Le emissioni di gas serra dovute al settore militare nel suo complesso non sono considerate dai trattati sul clima, e per questo sono molto difficili da quantificare, ma si stima che costituiscano il 5,5% per cento di quelle globali.
In Ucraina vaste aree sono a rischio di contaminazione da mine e ordigni inesplosi. Il suolo, i corsi d’acqua e le foreste sono stati inquinati da bombardamenti, incendi e inondazioni. Più di 12.000 km2 di foreste sono stati distrutti e circa un terzo delle aree protette ha subito danni. La rimozione delle mine e degli ordigni inesplosi spesso richiede decenni e investimenti enormi.
Per quanto riguarda il clima, la guerra in Ucraina ha generato, solo nel primo anno, 120 milioni di tonnellate di gas serra, pari alle emissioni annuali di un Paese come il Belgio.

Bruxelles: la statua di Goffredo di Buglione
(2011) (foto Giorgio Pagano)

Il conflitto a Gaza, intensificatosi nell’ottobre 2023, ha provocato danni ambientali definiti “senza precedenti” dagli studiosi delle Nazioni Unite, rendendo la Striscia di fatto inabitabile. L’impatto include la distruzione massiccia del suolo, l’inquinamento delle risorse idriche e 33 milioni di tonnellate di gas serra. Già ora, quasi il 40% dei terreni agricoli nel nord è stato distrutto, mentre 39 milioni di tonnellate di detriti, spesso contaminati da ordigni inesplosi, amianto e altre sostanze tossiche, aggravano la situazione.
Ci sono territori in Francia, al confine col Belgio, inquinati di piombo e mercurio dai tempi della Seconda guerra mondiale. Le giungle in Vietnam sono ancora avvelenate dal napalm americano. Ma oggi è peggio ancora.

Di fronte a tutto questo, l’attuale confronto politico italiano – per limitarci a questo – è penosamente non all’altezza. Il bene comune che stiamo perdendo non ha a che fare con Ceuta o con la riforma elettorale ma con la guerra, con le politiche internazionali e con gli sciagurati comportamenti delle classi dirigenti, tra cui la nostra. Un’alternativa sarà credibile solo quando prenderà atto del mondo in cui viviamo e proporrà credibilmente di cambiarlo. Non serve il riarmo ma la pace. La Costituzione, i giovani contro il genocidio e papa Leone XIV – il papa del no all’abrogazione della pace – ci indicano la via.

Post scriptum
La foto in alto mi è stata inviata da Gaza nel giugno 2026. Nonostante tutto, Gaza resiste. E’ stata formata la prima squadra di calcio che include ragazze rimaste ferite e con arti amputati a causa della guerra di sterminio.
Ho scattato la seconda foto a Bruxelles nel 2011: è della celebre statua di Goffredo di Buglione, inaugurata nel 1848. L’iscrizione, scritta in francese, indica il luogo della morte del condottiero crociato nel 1100 d. C.: MORT EN PALESTINE LE 17 JUILLET 1100. Israele, dopo la tragedia della Shoah, non aveva altra terra dove andare. Ma in quella terra c’erano i palestinesi. Senza la fine dell’occupazione colonialista, la pace non ci sarà mai.

Giorgio Pagano

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