Intervista di PLURAL al Presidente Giorgio Pagano
L’associazione è nata nel 2010, con lo scopo di accompagnare e sostenere i processi di rafforzamento che sono in corso nelle amministrazioni locali africane attraverso il metodo dell’affiancamento tra amministrazioni locali europee e africane e l’impegno dei dipendenti pubblici europei come cooperanti...
Portare tra le sfide della cooperazione tra Europa e Africa la prospettiva locale. Perché senza il decentramento, l’autogoverno dei territori e lo sviluppo locale non c’è futuro per l’Africa...
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Città della Spezia, 12 aprile 2026
“Un’intera civiltà morirà stanotte”. Una frase terribile, quella di Trump, che ricorda le grandi tragedie del Novecento. Quella notte ho cercato di lavorare, ma con gli occhi sui siti online, fino alla notizia che le minacce genocidarie lanciate si erano rivelate il ruggito isterico di un leone in un cul de sac. Ma certamente non possiamo stare tranquilli. La tregua è fragile e non è la pace.
Come a Gaza, una realtà ormai scomparsa dalle cronache, dove nessuna delle promesse di miglioramento della vita dei gazawi è stata rispettata: dopo la tregua sono state uccise 733 persone e 1.913 sono rimaste ferite, la popolazione deve ancora affrontare carenze di acqua, cibo, elettricità, accesso alle cure sanitarie e la ricostruzione non è neppure cominciata. Mentre in Cisgiordania Israele va avanti con la colonizzazione e festeggia l’introduzione della pena di morte per i palestinesi, portando a compimento quel percorso di disumanizzazione e di dominio totale dei loro corpi, già da anni sottoposti sistematicamente alla tortura.
In Iran la tregua è fragile perché Israele continua a uccidere i libanesi. E perché la pace, in Palestina come in Iran, non può essere ciò che Stati Uniti e Israele perseguono: una pacificazione coloniale, un sistema in cui i popoli indigeni accettino una sottomissione incondizionata. La vicenda palestinese e quella iraniana hanno dimostrato che i popoli non vogliono la colonizzazione. Le loro leadership hanno mille difetti, ma interpretano comunque il no alla colonizzazione. In Arabia Saudita la leadership ha anch’essa mille difetti, ma agli occidentali piace perché è favorevole alla colonizzazione: il suo popolo però non lo è, e la leadership saudita non può non tenerne conto. Tutti i popoli sono contro la colonizzazione: finché non lo si capirà non ci sarà la pace.
Il dramma è che pochi, ricchissimi “padroni del mondo”, non controllati da nessuno o quasi perché le “democrazie” nei loro Paesi si stanno sfarinando e sono sempre più autoritarie, vogliono la guerra, la colonizzazione, il riarmo. Ma, come nel Novecento, le tragedie possono essere fermate, nel nome della pace, del riscatto e dell’emancipazione dei popoli, della costruzione di libertà nuove e collettive.
Chi può farlo? Leggi articolo intero »
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