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Trump e Netanyahu hanno scambiato la propria cecità per l’arma di distruzione di massa

a cura di in data 30 Maggio 2026 – 22:32Nessun commento

Le Monde, 30 maggio 2026

Jean-Pierre Filliu

La parola informazione si traduce in inglese intelligence. In realtà l’accumulo di dati è un vano esercizio se questi non sono interpretati in un quadro operativo coerente in quanto intellettualmente corretto. Il fallimento storico dell’intelligence israeliano, il 7 ottobre 2023, ha per causa l’incapacità di tradurre una massa d’informazioni in conclusioni lucide e solide. Tale fallimento si è andato accentuando con la guerra di distruzione di Gaza, non avendo l’annientamento da parte di Israele di buona parte della direzione e dei quadri di Hamas rimesso in discussione la dominazione islamista su quanto rimane dell’enclave palestinese.

Lo stesso errore di valutazione ha condotto al lancio, il 28 febbraio, dell’offensiva israelo-americana contro l’Iran. La certezza di eliminare immediatamente la Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e la sua cerchia immediata è bastata a scatenare una guerra la cui prosecuzione si è rivelata azzardata, l’eliminazione degli altri dirigenti avendo sostituito una linea politica.

Ovviamente, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato inebriato dal successo del raid americano su Caracas, effettuato nelle prime ore del 3 gennaio. Questa operazione, spettacolare quanto complessa, ha permesso il rapimento del presidente del Venezuela, Nicola Maduro, e di sua moglie, incriminati per “narcoterrorismo” al loro arrivo negli Stati Uniti. Edmondo Gozales che aveva rivendicato la vittoria contro Maduro a nome dell’opposizione, in occasione delle elezioni presidenziali, molto contestate di luglio 2024, si è dichiarato pronto ad assumere il potere.

È stato sostenuto in ciò da Maria Corina Machado, vincitrice del premio Nobel della pace 2025, che aveva dedicato “al popolo del Venezuela e al presidente Trump”. Maria Machado è stata ricevuta da Trump che sperava di ammansire offrendogli il proprio premio Nobel. Tuttavia l’inquilino della Casa Bianca non aveva alcuna intenzione di sostenere una transizione democratica in Venezuela. Egli ha preferito, da lontano, scendere a patti con la vice presidente, Delcy Rodriguez, diventata capo dello Stato per interim, che ha accettato una forma di tutela degli Stati Uniti, in particolare sugli idrocarburi del Venezuela.

Scommessa choc

Trump ha considerato, a torto, questo intervento americano in Venezuela, come un precedente per un’operazione dello stesso tipo in Iran. Tuttavia, le ricchezze petrolifere e l’ostilità del regime agli Stati Uniti non possono bastare per stabilire un’equivalenza tra le due situazioni. Il Venezuela si trova a circa 2 000 chilometri dagli Stati Uniti che sono lontani dall’Iran di 10 000 chilometri.

Infine, le diverse agenzie di intelligence americane sono da molto tempo insediate in Venezuela, mentre gli Stati Uniti dipendono in Iran da fonti gestite da Israele. Ciò nondimeno rimane acquisito che, tra Trump e il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, fin dal loro incontro il 1° febbraio, alla Casa Bianca, l’obiettivo della futura campagna è meno il cambio di regime in Iran che il cambio dei capi che reggono detto regime. L’offensiva una volta iniziata e Ali Khamenei eliminato, l’appello di Trump e di Netanyahu a una rivolta popolare contro la repubblica islamica pare al contempo ipocrita e irresponsabile.

Reza Pahlavi, il figlio in esilio dello scià rovesciato nel 1979, si presenta pubblicamente come una soluzione possibile, mentre le milizie curde si mobilitano nella prospettiva di una soluzione rivoluzionaria. Ma gli Stati Uniti e Israele hanno deciso, secondo il New York Times, di scommettere segretamente su Mahmud Ahmadinejad, presidente dell’Iran dal 2005 al 2013, caduto in disgrazia e posto agli arresti domiciliari. Tale scommessa è tanto più scioccante dato che Ahmadinejad ha invitato a più riprese all’eliminazione di Israele.

Posseduto da una missione messianica, egli è convinto del ritorno in un futuro prossimo dell’imam nascosto, ritorno che, nella teologia sciita, segna la fine dei tempi. Primo presidente iraniano a non provenire dalla gerarchia religiosa, si è creduto investito di una missione che acceleri il programma nucleare, in modo che quest’arma sia a disposizione del “padrone del tempo” cioè dell’imam nascosto. Peraltro fu necessario aspettare il ritiro di Ahmadinejad perché fosse firmato un accordo sul nucleare iraniano, accordo sabotato da Trump tre anni dopo.

Impresa di demolizione

La scommessa americana su Ahmadinejad è durata poco, visto che è stato ferito nel bombardamento del posto di polizia che sorvegliava il suo domicilio (le due guardie di turno vennero uccise). L’ex presidente, nel caso abbia avuto una base di fedeli, rifiuta ormai di opporsi a un regime fermamente controllato dai guardiani della rivoluzione. L’intelligence israeliana è palesemente efficace nell’identificazione degli obiettivi da eliminare, ma incapace di elaborare un serio canovaccio di transizione politica.

Trump viene costretto a tenere e freno Netanyahu, in modo che gli attacchi israeliani non eliminino eventuali negoziatori, ormai tramontata l’ipotesi Ahmadinejad. Questa miscela di dilettantismo e di brutalità porta dritto all’impasse attuale, in cui ogni giorno rafforza gli oltranzisti di Teheran. Trump e Netanyahu hanno forgiato con la loro cecità un’arma di distruzione di massa. Non è per nessuno una buona notizia.

Jean-Pierre Filliu (Professore universitario a Sciences Politiques)

Il testo è stato tradotto da Hélène Colombani Giaufret

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