Cancellati. I meticci nel colonialismo italiano
29 Luglio 2023 – 21:50

Africa, 29 luglio 2023
di Uoldelul Chelati Dirar
Nel suo Diario eritreo, il governatore civile dell’Eritrea Ferdinando Martini (1897-1907) nel giustificare la sua ferma opposizione alla formazione scolastica dei giovani eritrei affermava che sarebbe stata una spesa …

Leggi articolo intero »
Home » Le Monde

Chi oserà denunciare il terrore imposto da Israele in Cisgiordania?

a cura di in data 2 Gennaio 2026 – 18:02Nessun commento

Le Monde, 13 dicembre 2025

Editoriale

Due mesi dopo il vertice di Charm-El-Cheikh (Egitto), il 13 ottobre, nel corso del quale Donald Trump ha annunciato una “pace durevole” in Vicino Oriente, sorge il dubbio, e per buone ragioni. Il piano decantato dal presidente degli Stati Uniti è di fatto fermo dalla liberazione degli ultimi ostaggi israeliani che vi erano trattenuti e l’arresto dei bombardamenti massicci che hanno annientato Gaza. L’esercito israeliano continua di occupare la metà di uno stretto territorio trasformato in un campo di rovine, in cui più di 2 milioni di Palestinesi sopravvivono difficilmente in condizioni indegne. La striscia di terra, alla quale Israele continua a vietare libero accesso alla stampa, continua a monopolizzare l’attenzione, al punto da nascondere il terrore poco udibile imposto alla Cisgiordania dai coloni israeliani estremisti che vi dettano legge come un esercito d’occupazione senza freni.

Il quadro dettagliatamente descritto da in questo giornale (Le Monde del 12 dicembre) è implacabile. Mai il più grande territorio palestinese ha sperimentato un tale livello di violenza da parte di Israele, sepolto tanti morti, avuto tanti feriti, tanti prigionieri, spesso sottoposti a maltrattamenti, e di distruzioni. L’atteggiamento dell’esercito, di fronte alle esazioni sempre più numerose e sempre più sanguinose dei coloni, rivela il peso crescente dei sionisti religiosi fra gli ufficiali, che in parte, sono stati addestrati nel cuore della Cisgiordania. Parallelamente, la colonizzazione che in modo crescente fa a pezzi questo territorio e trasforma per i Palestinesi ogni spostamento in un inferno, progredisce inesorabilmente. L’Autorità palestinese, ridotta a un ruolo residuale dall’esercito di occupazione, perde ogni credito rimastole.

Tale andamento risale ad una data preliminare ai massacri del 7 ottobre perpetrati da Hamas, che l’organismo di difesa dei diritti umani Amnesty International ha definito per la prima volta “crimini contro l’umanità”, giovedì 11 dicembre. È proseguito con l’arrivo in seno alla coalizione formata da Benyamin Netanyahu, tre anni fa, di due partiti di estrema destra, suprematisti e razzisti. Il loro obiettivo dichiarato è l’annessione della Cisgiordania, o anche il “trasferimento”, cioè, in diritto umanitario internazionale, la deportazione dei Palestinesi che vi vivono. Ma tale politica del terrore è pure assunta dall’insieme della coalizione al potere. E suscita poche proteste da parte dei partiti che si dicono opposti a Benyamin Netanyahu, mentre l’opinione pubblica israeliana, ancora una volta, guarda da un’altra parte.

Tale foschissimo quadro dovrebbe suscitare la massima preoccupazione fra i responsabili che in tanti hanno fatto da corona a Donald Trump due mesi fa in Egitto. Ma nulla di tutto ciò. D’altronde il piano di pace presentato in quell’occasione sorvolava sulla Cisgiordania, nonostante la posta in gioco per la creazione di uno Stato palestinese. Ovunque ci si sembra accontentare del fatto che gli abitanti di Gaza non muoiano più quotidianamente sotto le bombe israeliane, e considerare la macchina distruttrice lanciata all’assalto della Cisgiordania come una semplice contrarietà. Parlare di pace, se questo è l’obiettivo, esige tuttavia di aprire gli occhi, di denunciare il terrore imposto a un territorio sul quale lo Stato israeliano non ha alcun diritto, e di esigere che cessi. Al più presto.

Il testo è stato tradotto da Hélène Colombani Giaufret

 118 total views,  1 views today