L’appello dell’Africa al summit sull’ambiente
3 Novembre 2021 – 22:18

Africa, 3 Novembre 2021
Alla conferenza annuale sul riscaldamento climatico Cop26 di Glasgow sono intervenuti, tra gli altri, i presidenti del Niger, Mauritania e il re del Marocco che hanno portato davanti alla comunità internazionale l’inefficacia …

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L’appello dell’Africa al summit sull’ambiente

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Africa, 3 Novembre 2021
Alla conferenza annuale sul riscaldamento climatico Cop26 di Glasgow sono intervenuti, tra gli altri, i presidenti del Niger, Mauritania e il re del Marocco che hanno portato davanti alla comunità internazionale l’inefficacia e il fallimento del paradigma attuale nei confronti della salvaguardia dell’ambiente, visto l’aggravarsi della situazione. Prevale l’urgenza di un intervento a fronte dei danni inesorabili causati dal cambiamento climatico e l’invito a rispettare l’impegno preso nei confronti dei Paesi in via di sviluppo.

Tra i vari presidenti africani presenti alla Cop26 di Glasgow, uno dei primi ad aver tenuto un discorso è il capo di Stato del Niger, Mohamed Bazoum. Il presidente nigerino ha lanciato un solenne appello affinché la comunità internazionale si mobiliti, attraverso un fondo speciale, a fianco dei Paesi del Sahel minacciati dalla sabbia, così come si mobilita a fianco dei piccoli Paesi insulari invasi dalle acque degli oceani. Tale fondo dovrebbe aiutare a rimboschire le aree invase dal deserto.
Riferendosi ai cambiamenti climatici in atto, di portata senza precedenti, Bazoum ha sottolineato che “l’aggravarsi di questi cambiamenti è particolarmente preoccupante per un Paese come il Niger, situato nel cuore del Sahel e minacciato da un’incessante desertificazione che continua a far seppellire dalla sabbia le aree agricole e pastorali”. Le popolazioni di allevatori, ha aggiunto, sono così costrette a spostarsi sempre verso sud e a disputare con le comunità locali risorse naturali da tempo condannate a un inesorabile processo di esaurimento, vittime di ricorrenti siccità e paradossalmente di episodi di alluvioni particolarmente distruttivi negli ultimi anni.
“I Paesi poveri come il nostro, che non hanno alcuna responsabilità per il cambiamento climatico, sono infatti quelli che oggi pagano il prezzo più alto al consumismo promosso da un modello di sviluppo che ha riservato pochissima attenzione ai popoli dei Paesi deboli, oltre che alle generazioni future”, ha poi detto il capo di Stato nigerino. Bazoum ha anche accennato al terrorismo attualmente in atto nel Sahel, collegandolo al cambiamento climatico, che, impoverendo la biodiversità, ha messo in crisi il modo di vivere degli allevatori. Il presidente ha, infine, ribadito il sostegno del Niger alla posizione comune africana sui cambiamenti climatici e ha invitato i Paesi emettitori a rispettare i loro impegni nei confronti dei Paesi in via di sviluppo, definendo chiaramente i meccanismi di attuazione dell’accordo di Parigi.

L’appello della Mauritania
“La Mauritania ha appena rivisto il suo contributo climatico nazionale e sebbene le emissioni di gas serra nazionali siano molto marginali, si prevede di ridurle dell’11% rispetto al 2018, entro il 2030”. questa la dichiarazione del presidente della Mauritania, Mohamed Ould Cheikh El Ghazouani. “Con un maggiore sostegno finanziario esterno, potremmo raggiungere la neutralità carbonica entro il 2030”, ha precisato.
Ghazouani ha presentato gli sforzi realizzati dalla Mauritania nel periodo 2015-2021, che hanno permesso di aumentare la quota di energie rinnovabili nel mix energetico dal 18% nel 2015 al 34% nel 2020. Si prevede di raggiungere un tasso del 50% nel 2030. “Questi risultati saranno integrati dal lancio di un nuovo programma di sviluppo dell’idrogeno verde”, ha annunciato il presidente della Repubblica di Mauritania. “Grazie a questo nuovo settore, la Mauritania offre al mondo una fonte di energia pulita alternativa e sostenibile. Invitiamo le istituzioni finanziarie e le aziende interessate a sostenerci in questo progetto”.
Il presidente ha poi invitiamo la Cop26 a fare del programma della Grande Muraglia Verde una priorità internazionale chiedendo, più in generale, che i fondi per l’adattamento e la transizione ecologica vengano aumentati in modo significativo e pagati principalmente sotto forma di donazioni, in modo da non aumentare l’onere del debito dello sviluppo dei Paesi.

Il discorso del Re del Marocco Mohammed VI
Urge una “vera volontà politica” di avviare subito misure concrete idonee a indurre un vero cambiamento del paradigma attuale, che si è rivelato inefficace”: queste invece le parole del Re del Marocco Mohammed VI nel suo discorso rivolto alla Cop26. Secondo il monarca, è ormai evidente che “gli scenari più oscuri dipingono l’amara realtà di un’umanità chiamata a scegliere tra la pericolosa tentazione di abbandonarsi a una trascuratezza autodistruttiva e la sincera e decisa volontà” di cambiare rotta.
L’organizzazione della risposta alla minaccia della pandemia di covid-19, ha osservato Mohammed VI, ha mostrato che la comunità mondiale “disponeva di risorse reali, proprio quelle che, paradossalmente, sono state descritte come carenti nel caso della lotta ai cambiamenti climatici”. Il re ha infatti ricordato che diversi Paesi che hanno la responsabilità storica e morale dell’attuale stato di degrado ambientale sono riusciti, durante la crisi sanitaria, a mobilitare ingenti risorse finanziarie. Hanno anche dimostrato che la riduzione delle attività dannose per il clima e l’ambiente è del tutto possibile, senza conseguenze insostenibili.
Riferendosi ai danni climatici inflitti al continente africano, il re ha chiarito che i deboli finanziamenti e l’insufficiente supporto tecnologico devoluto all’Africa, illustrano, nel modo più sfacciato, il fallimento del sistema internazionale in atto. Inoltre, il sovrano ha espresso l’auspicio che questa sessione della Cop26 promuova, a livello globale, “un’intelligenza collettiva che apra la strada all’avvento di una società umana duratura, unita e favorevole ai principi di giustizia ed ‘equità, per i valori della convivenza”.
Il Marocco afferma sostenere il suo impegno multidimensionale sulle questioni climatiche, alzando ambiziosamente la soglia del suo contributo determinato a livello nazionale, ovvero l’equivalente di una riduzione delle emissioni di gas serra del 45,5% entro il 2030. Il Sovrano ha indicato, al riguardo, che tale piano si inserisce in una strategia di sviluppo integrato low carbon entro il 2050, finalizzata alla transizione verso una green economy in linea con gli obiettivi di sostenibilità, costruzione di resilienza, adattamento e tutela ambientale, su cui si basa il nuovo modello di sviluppo nazionale.
“Il Marocco, con la stessa determinazione, si unisce ai Paesi africani in una più decisa adesione agli sforzi per combattere gli effetti devastanti del cambiamento climatico, sia attraverso le iniziative che ha lanciato in termini di adattamento dell’agricoltura, sicurezza, stabilità e accesso a risorse sostenibili energia, solo attraverso le tre commissioni africane per il clima, risultanti dall’African Action Summit, tenutosi nel novembre 2016, a Marrakech”, ha affermato.
La comunità internazionale, ha aggiunto, deve smettere di procrastinare e concentrarsi invece sul progredire verso l’attuazione di soluzioni concrete secondo un calendario ben definito. “Questa azione deve essere basata su una forte volontà politica al fine di invertire il corso preoccupante che la situazione climatica sta prendendo nel mondo”. Il leader marocchino ha chiesto “un risveglio della coscienza globale e un impegno collettivo responsabile per affrontare il cambiamento climatico”, per garantire un futuro migliore a tutta l’umanità.
Secondo media britannici, i leader mondiali hanno concluso ieri una dichiarazione nella quale si impegnano a porre fine alla deforestazione entro il 2030 con una promessa da 19,2 miliardi di dollari. “Questi grandi ecosistemi brulicanti, queste cattedrali della natura, sono i polmoni del nostro pianeta”, ha detto premier britannico Boris Jonhson. Tra i firmatari della Dichiarazione di Glasgow sulle foreste e la terra dovrebbero esserci anche anche Jair Bolsonaro, Xi Jinping e Vladimir Putin.

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