Il cacao invade le foreste protette ghanesi e ivoriane
7 Giugno 2023 – 21:47

Africa, 7 giugno 2023
La coltivazione del cacao è direttamente collegata alla perdita di 386.000 ettari di foreste situate in aree protette in Costa d’Avorio e Ghana tra il 2000 e il 2020. A sostenerlo, un …

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Tutelare Big Pharma: anche l’Italia ha voltato le spalle all’Africa?

a cura di in data 11 Febbraio 2023 – 17:23Nessun commento

 

Africa, 11 febbraio 2023

Il continente africano avrebbe potuto produrre autonomamente i vaccini necessari per affrontare la pandemia di coronavirus? La risposta è sì: la mancata sospensione dei brevetti da parte del Wto, voluta da diverse potenze occidentali, tra cui l’Unione europea, sembra aver, di fatto, messo il bastone tra le ruote ai Paesi africani.

di Federico Pani (Centro studi AMIStaDeS)

La politica di distribuzione dei vaccini contro il Covid-19 nel mondo è risultata secondo taluni inappropriata sia sul piano etico che materiale. A ciò si aggiunge il fatto che metà dei 92 Paesi in via di sviluppo beneficiari del programma Covax hanno poi utilizzato meno del 75% delle dosi ricevute.
L’ostracismo dell’Unione Europea
La stessa Commissione Europea sembra, inoltre, aver assunto il ruolo di avvocato difensore e dunque maggior “alleato” di Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson & Johnson, quattro delle multinazionali che hanno prodotto i vaccini contro il Covid-19. Anche gli appelli di ONG, di premi Nobel ed ex capi di stato, gli interventi di Papa Francesco hanno finito per cadere nel vuoto. Neppure il via libera del Parlamento Europeo ha convinto la Commissione a sostenere la proposta di India e Sudafrica al WTO di sospendere per tre anni i brevetti sui vaccini e sui kit diagnostici e di “socializzare” il know-how ha sortito effetto.
L’OMS si vide poi costretta a rinviare ‘sine die’ la conferenza ministeriale prevista a Ginevra a causa proprio del dilagare della variante Omicron. Era in tale circostanza che si sarebbe dovuto discutere la condivisione dei brevetti sui vaccini anti-covid con l’Unione Europea che verosimilmente si sarebbe dichiarata contraria alla proposta.
Soltanto la Commissione Europea (CE) è rimasta irremovibile, sebbene alcuni Paesi come l’Australia avessero modificato la loro posizione, anche sulla spinta dell’opinione pubblica e della società civile; il presidente americano Joe Biden si fosse dichiarato disponibile a discutere dei brevetti – almeno di quelli sui vaccini – e Cina e Russia si allineassero sulla medesima posizione.
Anche la “Dichiarazione di Roma” elaborata al termine del G20 sulla salute si è poi rilevata una” scatola vuota” che si limitava a chiedere a Big Pharma di aumentare i contratti con partner commerciali per l’autorizzazione alla produzione e ad annunciare poi fiumi di donazioni che regolarmente non si sono poi concretizzate concretamente.
Italia: prima un passo in avanti, poi due indietro
Da presidente del G20, nel maggio 2021, l’ex presidente del consiglio Mario Draghi, si era detto favorevole alla proposta del waiver vista l’emergenza pandemica e in modo da non minare gli incentivi all’innovazione delle case farmaceutiche e per “garantire che i Paesi a basso reddito siano in grado di produrre autonomamente i propri vaccini”. La posizione contraria del governo tedesco guidato da Angela Merkel ha poi trascinato a ruota non solo quella di Palazzo Chigi, ma anche quella dell’Eliseo e del governo spagnolo, come ha osservato Nicoletta Dentico, direttrice del programma di salute globale di Society for International Development (Sid). Nel periodo italiano di presidenza del G20, il dibattito sulla moratoria sui brevetti su farmaci anti-Covid 19 ha finito poi per ecclissarsi: “Il waiver non è citato nella dichiarazione finale dell’incontro interministeriale dei ministri della Salute a inizio di settembre né nella dichiarazione finale del summit di Roma che si è tenuto a fine ottobre”, prosegue Dentico.

 

Una lista di 120 aziende farmaceutiche, situate in Africa e America Latina sarebbero state, infatti, in grado di produrre rapidamente dosi di vaccino a mRna assicurando l’immunizzazione globale contro il Covid-19, necessaria per contrastare la proliferazione delle varianti, come lo è stata Omicron. A rivelarlo è stato un rapporto pubblicato da Medici Senza Frontiere in collaborazione con l’Imperial College di Londra.
Lo stesso istituto ha affermato che avrebbero potuto essere prodotte ogni anno 8 miliardi di dosi di vaccino in più, se le tecnologie di produzione contro il Covid sarebbero state, anche solo temporaneamente liberalizzate, come appunto richiesto dalla moratoria proposta da India e Sudafrica nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Nel corso del 2022, ben 2 vaccini su 3 sono finiti ai Paesi ad alto e medio-alto reddito, mentre meno dell’1% è stato somministrato in quelli poveri. Ad esempio, in Nigeria, il più grande Paese africano, solo il 2% della popolazione è vaccinata.
La soluzione sarebbe dietro l’angolo?
Grazie alla natura della tecnologia mRna e della sua mancanza di componenti biologici cellulari, anche aziende che non hanno precedenti esperienze con i vaccini possono infatti dilettarsi nella produzione. Qualsiasi azienda farmaceutica che produce iniettabili sterili può infatti soddisfare il criterio minimo per produrre un vaccino mRna pur se sono comunque necessari investimenti produttivi “prima di avventurarsi nella tecnologia dell’mRna”.
L’accesso dell’Africa ai vaccini risulta infatti essere uno degli snodi cruciali non solo per il contenimento della pandemia di Covid-19 ma anche in vista di eventuali nuove epidemie. Davanti a un’emergenza globale, l’unica risposta possibile deve essere necessariamente globale. L’Africa non può dunque restare esclusa. È necessario, infatti, portare la campagna vaccinale nelle comunità dove vive la maggior parte della popolazione, fino alle aree più remote e lontane, cercando di assicurare una logistica che funzioni, compresa ‘la catena del freddo’ che possa garantire i -3/-4 gradi necessari. E poi ancora, siringhe, cotone, alcool, formazione del personale locale. Fino alla “sfida” dell’accettabilità culturale da parte della comunità, che si può superare con campagne di informazione periodiche e continuative nel tempo.

Sitografia
-Ludovica Jona; “Distribuzione iniqua dei vaccini? In Africa e America Latina 120 aziende pronte a produrre miliardi di dosi”. Ma l’Ue si oppone alla liberalizzazione dei brevetti; Il Fatto Quotidiano; 1 gennaio 2022.
https://www.google.com/amp/s/www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/01/distribuzione-iniqua-dei-vaccini-in-africa-e-america-latina-120-aziende-pronte-a-produrre-miliardi-di-dosi-ma-lue-si-oppone-alla-liberalizzazione-dei-brevetti/6442693/amp/
-D.Dante; UN VACCINO PER “NOI”; Medici con l’Africa Cuamm.
https://www.mediciconlafrica.org/blog/la-nostra-voce/un-vaccino-per-noi
-Vittorio Agnoletto; “Le relazioni pericolose tra politica, comunicazione e Big Pharma”; MicroMega.
https://www.google.com/amp/s/www.micromega.net/vaccini-covid-big-pharma/amp/
-Angela Mauro; Omicron evita all’Ue una figuraccia sulla condivisione dei brevetti; Huff Post; 29 novembre 2021.
https://www.google.com/amp/s/www.huffingtonpost.it/esteri/2021/11/29/news/omicron_evita_all_ue_una_figuraccia_sulla_condivisione_dei_brevetti-7346732/amp/

(Federico Pani (Centro studi AMIStaDeS))

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