Il cacao invade le foreste protette ghanesi e ivoriane
7 Giugno 2023 – 21:47

Africa, 7 giugno 2023
La coltivazione del cacao è direttamente collegata alla perdita di 386.000 ettari di foreste situate in aree protette in Costa d’Avorio e Ghana tra il 2000 e il 2020. A sostenerlo, un …

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A novanta secondi dalla fine

a cura di in data 20 Febbraio 2023 – 22:33Nessun commento

Peterhof, la reggia
(2006) (foto Giorgio Pagano)

Città della Spezia 12 febbraio 2023
di Giorgio Pagano

Nell’agosto 1945 gli Stati Uniti sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Subito dopo molti scienziati si riunirono e formarono il “Bulletin of the Atomic Scientists”, con la missione di “fornire al pubblico, ai responsabili politici e agli scienziati le informazioni necessarie per ridurre le minacce antropiche alla nostra esistenza”. Da allora il “Bulletin” è un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro, che pubblica un sito web e una rivista e informa sull’”orologio del giorno del giudizio”: una metafora delle minacce che incombono sull’umanità, che segnala quanto siamo vicini a distruggere il mondo. Nel 2022 l’orologio è stato regolato all’ora più vicina alla mezzanotte di sempre: 90 secondi. Viviamo nel momento più vicino alla catastrofe globale che ci sia mai stato.
C’è chi cerca di tranquillizzare l’opinione pubblica, parlando di guerra nucleare limitata tra Russia e Nato. Ma la guerra nucleare limitata è una favola. Tra potenze nucleari -la Russia e la Nato lo sono entrambe- non può esserci vittoria, ma solo la distruzione reciproca.
La novità rispetto a Hiroshima e Nagasaki è chiara: le conseguenze furono terribili, ma allora non v’erano possibilità di replica. Oggi queste possibilità vi sono, e portano alla distruzione assoluta.
Ecco perché essere per la guerra ad oltranza non è stare dalla parte degli ucraini: anzi, essi sarebbero le prime vittime del nuovo Olocausto nucleare che colpirebbe tutta l’umanità. Fare la guerra con una potenza nucleare comporta tenere conto di questo, giusto o ingiusto che sia. Non si può volere la vittoria a costo di far morire tutti. Ecco perché occorre il negoziato per la pace.
Mobilitarsi per la pace non significa essere deboli o abbandonare l’Ucraina al suo destino. Al contrario, significa salvare l’Ucraina e tutta l’umanità. Dobbiamo recuperare la capacità di lungimiranza, la stessa che abbiamo perduto di fronte all’altra catastrofe che si avvicina, quella climatica.
Dobbiamo tornare a manifestare, a ragionare, ad argomentare. Le persone semplici pensano che “sono tutti dei pazzi”. Peter Gomez ha scritto di aver fatto tante chiacchierate informali con molti importanti politici italiani di maggioranza e di opposizione, e che sempre si è sentito ripetere quella frase: “sono tutti dei pazzi”. Ma nessuno ha il coraggio di dirlo pubblicamente.
Proviamo, allora, a dirlo noi, donne e uomini semplici: convivere con la bomba atomica non è possibile.
Il bivio tra negoziato e catastrofe è sempre più vicino. Dobbiamo scegliere il negoziato.
E dirci la verità: i russi sono più forti degli ucraini. Perché sono di più, hanno più armi e più risorse. Il tempo lavora a favore della Russia. Prima o poi non basterà inviare armi, la Nato dovrà inviare truppe. Sarà la catastrofe, a meno che non si diventi capaci di inventare una convivenza pacifica tra russi e ucraini.
Impossibile? No, non bisogna rassegnarsi alla logica militare. Un compromesso può essere trovato. Per ottenerlo la Cina deve premere sulla Russia. Mentre gli Stati Uniti e l’Europa devono premere sull’Ucraina. E’ ciò che sta cercando di fare il papa. L’obiettivo è una conferenza internazionale che coinvolga ed obblighi tutte le nazioni dell’ONU a un impegno di pace.
In problema è che il Presidente americano Biden sta lavorando per un altro obiettivo: una guerra “prolungata”, per separare sempre più Russia ed Europa e nel contempo fare sempre più business con le armi e con l’energia, a scapito dell’Europa.
Biden vuole, come Putin, prolungare l’antagonismo di due imperi in declino. Ma la Cina, l’Europa, l’India, il Brasile, l’Unione africana non hanno interesse a un mondo bipolare ormai antistorico, ma a un’evoluzione multipolare, in cui tanti Paesi del mondo cooperino tra loro.
Purtroppo l’Europa si è finora piegata agli Usa, contro ogni suo interesse. Ma così va verso il fallimento totale.
A pagare sono i cittadini più deboli. Pensiamo all’Italia: tagliamo i servizi essenziali -c’è chi fatica a ricevere le cure oncologiche- ma intanto aumentiamo la spesa militare fino al 2% del Pil!

New York, il Secretarial Building delle Nazioni Unite
(2008) (foto Giorgio Pagano)

LA RICERCA DEL NEGOZIATO DI PACE E’ UN DOVERE DEGLI STATI NON BELLIGERANTI
Gli Stati non belligeranti hanno un dovere, finora completamente disatteso. La carta dell’ONU è chiarissima nell’attribuzione delle responsabilità e dei compiti degli Stati non belligeranti. Per essi valgono gli articoli 33 e 52, che impongono di trovare una soluzione mediante negoziati e accordi per ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. E’ ciò che è scritto anche nell’articolo 11 della nostra Costituzione: la pace e la sicurezza internazionale sono gli unici scopi a cui tendere. Ecco la necessità di una conferenza internazionale.
Se questa ricerca non è più una priorità dei governi deve esserlo tra i popoli.
Dopo la bellissima manifestazione nazionale del 5 novembre, il 24 febbraio -anniversario dell’inizio della guerra- dobbiamo tornare nelle piazze di tutte le città. Non solo in Italia, in tutto il mondo.
Sapendo che non basta un giorno per sconfiggere la follia della guerra e riaffermare il testo stravolto della nostra Costituzione e di quella dell’ONU.
Dobbiamo rimetterci in cammino.
Facciamolo anche alla Spezia. Dove da un anno, ogni lunedì, le donne e gli uomini semplici che vogliono la pace si incontrano in piazza Mentana.
Raccogliamoci attorno alle parole d’ordine “pace e pane”. Attorno alla Comunità di Sant’Egidio e alla CGIL, al mondo pacifista e ambientalista, a tante forze civiche: come il 5 novembre.
Questa saldatura è anche una speranza per la politica.
Facciamolo guardando alle sofferenze di tutti i popoli e alle vittime di tutti i conflitti: non solo in Ucraina, ma anche in Siria, in Yemen, in Palestina, in Africa. Pensando all’immane tragedia del terremoto in Turchia e in una Siria già devastata. I nostri soccorsi devono andare in Turchia ma anche in Siria. In questi casi non esiste più “il nemico”. Dalla città di Exodus deve partire una solidarietà che non discrimina e che non conosce confini. A fianco della Caritas internazionale, come sta chiedendo in queste ore don Luca Palei.

Post scriptum
Sul tema rimando a questi articoli pubblicati su “Città della Spezia”:
“La Pace, l’ideale più grande per cui vale credere e lottare”, 25 febbraio 2022
“La guerra e la paura del futuro, a due anni dal Covid 19”, 27 febbraio 2022
“Una guerra nel cuore dell’Europa”, 10 aprile 2022
“Per la pace, contro la scelta di Caino”, 18 aprile 2022
“Un 25 aprile per la pace”, 25 aprile 2022
“La via possibile per la pace”, 8 maggio 2022
“Sono sempre i più deboli a pagare. La sconfitta africana nella guerra del grano”, 12 giugno 2022
“Il grido della pace, da Luni e Castelnuovo a piazza San Giovanni”, 6 novembre 2022
“La carestia di pace”, 27 dicembre 2022

La fotografia in alto è della reggia dello Zar a Peterhof, sulle rive del Golfo di Finlandia. Fa parte delle sette meraviglie della Russia, ed è in stile francese: “la Versailles russa sulla via del mare”.
La fotografia in basso è del Secretarial Building delle Nazioni Unite.

Giorgio Pagano

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