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La tempesta perfetta che colpisce e affama i paesi del Corno d’Africa

a cura di in data 29 Giugno 2022 – 22:31Nessun commento

Il costo di un paniere alimentare medio è aumentato del 66 per cento in Etiopia e del 35 per cento in Somalia, mentre i pastori fanno i conti con una drastica discesa dei prezzi pagati dagli acquirenti
FOTO AP

Domani, 29 giugno 2022,
di Luca Attanasio

Dalla newsletter Afriche

Il raggio di azione e di influenza della guerra in Ucraina si allarga e va a colpire popolazioni anche a migliaia di chilometri di distanza aggravando le situazioni già ai limiti del collasso, o andando a incidere sulle strategie di sostegno in altre. Nel Corno d’Africa i due fenomeni si incrociano e creano un effetto “tempesta perfetta” che allarma molti. In una vasta fascia che dall’Etiopia meridionale arriva a quasi tutta la Somalia passando per il Kenya settentrionale, il Sudan e il Sud Sudano, la mancanza di acqua e di pascoli uccide milioni di capi di bestiame alla base dell’economia di sussistenza di tutta l’area da ormai oltre due anni. Le stagioni delle piogge scarsissime hanno causato quattro siccità consecutive e lasciato circa 17 milioni di persone nella fame. Il pericolo, però, è che da siccità ricorrenti si passi alla carestia assoluta e che le decine di migliaia di famiglie attualmente nell’indigenza, che registrano morti tra i più vulnerabili, soprattutto i bambini più piccoli, aumentino drasticamente di numero. Se le piogge di ottobre-dicembre non saranno neanche questa volta almeno sufficienti, il disastro ambientale raggiungerebbe nuovi picchi.

Sostegni già insufficienti
“Il problema – ha dichiarato Sean Granville-Ross, direttore regionale per l’Africa dell’agenzia umanitaria Mercy Corps, a The New Humanitarian – è che a febbraio, quando la situazione era già drammatica, pensavamo che il Corno d’Africa stesse guadagnando slancio e attenzione tra i donatori del mondo. Poi è arrivata l’Ucraina”. I disastri umanitari nel mondo, in pratica, come in una macroscopica guerra tra poveri, si contendono l’interesse dei donatori e, come spesso accade, i paesi africani tendono a essere i più negletti o a passare in secondo ordine. Come sostiene Oxfam, l’appello delle Nazioni Unite da 4,4 miliardi di dollari era già “tristemente sottofinanziato” mentre l’impegno dei donatori di 1,4 miliardi di dollari fatto ad aprile per coprire i prossimi sei mesi ha raccolto solo 400 milioni di dollari. Ma il conflitto in Ucraina ha innescato, come è noto, un altro effetto negativo per tutto il continente africano, che è andato a colpire maggiormente chi viveva in situazioni di crisi già conclamate. Rispetto al 2021, i prezzi dei prodotti alimentari, aumentati in tutto il mondo, per la crescita dei costi del carburante, dei fertilizzanti e dei trasporti, sono in ascesa esponenziale nel Corno d’Africa.

Il paniere medio fuori controllo
Il costo di un paniere alimentare medio è aumentato del 66 per cento in Etiopia e del 36 per cento in Somalia, mentre i pastori, costretti a disfarsi del bestiame per mancanza di pascoli o in cerca di risorse finanziarie, fanno i conti con una drastica discesa dei prezzi pagati dagli acquirenti, mai così bassi dai tempi del 2011. Donne e bambini sono le vittime maggiori di questo stato di cose e rappresentano la fatte più alta del numero di sfollati interni ed esterni in costante aumento da anni anche a causa di instabilità politica e veri e propri conflitti, come nel caso dell’Etiopia o come in Somalia, dove il neonato governo, tra le tante emergenze, deve affrontare la storica penetrazione jihadista di al-Shabab. “Non dobbiamo solo soddisfare i bisogni di resilienza futura delle comunità”, di nuovo Granville-Ross che invita i governi ospitanti, i donatori e le organizzazioni internazionali ad agire in fretta. Secondo The New Humanitaria in Somalia la metà esatta della popolazione, 7,7 milioni, si trova in situazione di insicurezza alimentare, sei dei quali, addirittura in fase acuta, e 81mila in un livello di “catastrofe”. In Etiopia, dei 115 milioni di abitanti circa, 26 sarebbero in crisi alimentare a causa di due emergenze, la prima dovuta al conflitto in Tigray, Afare e Amhara, l’altra per la siccità nella parte sud occidentale. In Kenya, 53,5 milioni di abitanti, 4,2 sono in emergenza alimentare nel nord e nell’est del paese con una percentuale altissima (23 per cento) di bambini malnutriti. Il quadro tracciato da The New Humanitarian per tutta la vasta area si completa con i dati relativi a Sudan con 14,3 milioni in crisi alimentare e Sud Sudan con nove. Per tutti questi paesi, i donatori, con tutta probabilità “distratti” dalla crisi ucraina, già in deficit di sostegno, stanno riducendo ancora di più gli aiuti proprio nel momento di maggiore emergenza. “Dobbiamo soddisfare le attuali esigenze umanitarie – conclude Granville-Ross – se vogliamo evitare una crisi ancora più grave tra sei mesi”.

(Luca Attanasio)

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