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7 Giugno 2023 – 21:47

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Afro-latinos, la diaspora dimenticata

a cura di in data 14 Gennaio 2023 – 21:09Nessun commento

Foto: cottombrostudio /pexel.com

Africa, 14 gennaio 2023

Quando si parla di diaspora africana non si pensa quasi mai all’area latinoamericana. Eppure, gli afrodiscendenti sono numerosi in diversi Paesi del Sud America e dei Caraibi e un latinoamericano su quattro si riconosce come afrodiscendente. A lungo dimenticata, la diaspora afrolatina è stata, per secoli, una minoranza invisibile nella regione. Oggi, però, qualcosa, seppur lentamente, sta finalmente cambiando.

di Di Carmen ForlenzaCentro studi AMIStaDeS

Siamo abituati a sentir parlare di afroamericani nei notiziari, nei libri, nei film. Questo termine però viene utilizzato soprattutto per indicare gli afrodiscendenti che vivono negli Stati Uniti. L’ultimo censimento del 2020 indicava che il loro numero fosse pari a 41,1 milioni. Al contrario ci si dimentica spesso di tutti gli afrodiscendenti nel resto del continente americano, gli afrolatinos in spagnolo, traducibile in italiano come afro-latinoamericani.
Un latinoamericano su quattro si riconosce come afrodiscendente. Infatti, secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale vivono 133 milioni di afrodiscendenti in America Latina, circa il 24% del totale della popolazione della regione.
Il primo Paese per popolazione afrodiscendente è senza dubbio il Brasile. Se consideriamo solo persone che si dichiarano discendenti principalmente da antenati africani, escludendo chi sente anche un’appartenenza a popolazioni native o gruppi bianchi europei, Latinometrics riporta che 16.5 milioni di afrolatinos risiedono in Brasile. Al secondo posto nella regione c’è Haiti, la prima repubblica nera del mondo, con più di 10 milioni, che costituiscono in questo caso il 95% della popolazione nazionale. Altri Paesi con una importante presenza di afrodiscendenti sono: Colombia, Cuba, Repubblica Dominicana, Messico, Ecuador, Venezuela e Perù.
Contrariamente all’opinione comune, la maggior parte degli africani schiavizzati e deportati nel cosiddetto “nuovo mondo”, all’interno del disumano sistema della tratta transatlantica, non erano diretti in Nord America (dove sono arrivate “solo” circa 400.000 persone) ma nei Caraibi e nel Sud America, dove sono giunte – invece – più di 12 milioni di persone. Le principali aree d’arrivo erano l’odierno Brasile e i Caraibi, da dove si originavano poi diversi flussi.
La popolazione afrodiscendente oggi in America Latina è sicuramente un gruppo molto eterogeneo, data la varietà dei Paesi e dei contesti in cui questa comunità vive e il differente peso numerico che ha nei diversi ambiti nazionali. Dai garifuna del centroamerica, nati dall’incontro tra fuggiaschi dell’Africa occidentale e popolazioni locali nell’isola di Saint Vincent, alle comunità quilombolas del Brasile, eredi dei fondatori di vere e proprie città autonome costituite da ex schiavi.

Il cammino per il riconoscimento
Nelle parole di Diego Battistessa, le comunità afrodiscendenti in America Latina sono state coinvolte e sono ancora oggi impegnate in un lungo cammino di insorgenza per la conquista del riconoscimento come esseri umani prima e come attori sociali e politici poi.
Anche se i gruppi umani deportati dall’Africa erano molto eterogenei, tutte le popolazioni afrodiscendenti latinoamericane soffrono anche oggi, all’interno degli stati moderni della regione, un razzismo e una discriminazione strutturali.
Gli afrodiscendenti dell’America Latina sono la minoranza più invisibile della regione. Tra le cause, una negazione della discriminazione razziale da parte degli afrodiscendenti stessi e un tentativo registrato in una varietà di Paesi di rendere invisibile la pluralità etnica, per esempio semplificando le opzioni etnico-razziali e di identificazione personale all’interno dei censimenti nazionali.
Essendo stati esclusi dalle statistiche per decenni, i problemi e le necessità della popolazione afrodiscendenti erano diventati invisibili alle società di appartenenza. In America Latina si è evidenziato per decenni il fenomeno del blanqueamiento, in italiano “sbiancamento razziale”. Si tratta di quella pratica sociale, politica ed economica utilizzata in molti Paesi in epoca postcoloniale per raggiungere un supposto ideale di bianchezza, favorendo una massiccia immigrazione dai Paesi europei e matrimoni misti tesi a produrre una prole dalla pelle più chiara possibile.
L’eliminazione della popolazione afrodiscendente dai censimenti è in alcuni casi successivi spiegata con la volontà di non alimentare il razzismo in società considerate moderne e multietniche. Così, negli anni ’60 del ventesimo secolo solo Brasile e Cuba includevano una variabile etnica all’interno dei loro censimenti.
Solo dagli anni 2000 si è ripreso a utilizzare variabili inerenti all’etnia nei censimenti nazionali e diversi Paesi latinoamericani hanno iniziato a introdurre azioni e norme per proteggere i diritti di questa popolazione.

Foto: Pexel

Problemi e opportunità
Dopo decenni di invisibilità, gli afrolatinos hanno guadagnato spazi e incidenza, attraverso il lavoro di tante organizzazioni mirate a includere gli afrodiscendenti nei dibattiti e nelle politiche pubbliche.
Oggi in America Latina, gli afrodiscendenti sono in media più poveri dei loro concittadini. Il fenomeno si evince chiaramente in Paesi come Brasile, Colombia, Ecuador, Panamá, Perù e Uruguay dove gli afrodiscendenti costituiscono il 38% della popolazione combinata di questi Paesi, ma anche il 50% della popolazione che vive in condizioni di povertà estrema.
Gli afrodiscendenti si trovano in condizioni di svantaggio in termini di accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici, ad un alloggio sicuro, al lavoro. Tendono, inoltre, ad avere meno anni di istruzione formale e ad essere più spesso vittime di crimini e violenze, rispetto al resto della popolazione, e sono sottorappresentati nelle posizioni di potere a tutti i livelli.
A partire dal 1980, sono emerse organizzazioni di afrodiscendenti e di popoli nativi per il riconoscimento dei loro diritti come segmenti della popolazione distintivi e ignorati dalle classi dirigenti dei loro Paesi.
Primo passo nel percorso di lotta era il riconoscimento nell’ambito nazionale, con cenni nelle Costituzioni o leggi contro il razzismo e la celebrazione del multiculturalismo. Poi lo smantellamento degli stereotipi negativi associati all’afrodiscendenza.
Combattere gli stereotipi significa innanzitutto rivendicare il proprio contributo in tutti i settori: dalla scienza, all’arte, dalla musica all’estetica. Per secoli, infatti, l’essere nero è stato associato alla schiavitù, l’ignoranza, il “brutto”. Un esempio che può sembrare superficiale ma che rende l’idea è il numero elevato di donne che si sforzano di rendere lisci i propri capelli afro per paura di essere rifiutate e di perdere opportunità di sviluppo personale, come ad esempio l’accesso ad una certa professione o lavoro.
All’interno di questi sforzi si inserisce la proclamazione di giornate nazionali legate alla popolazione afrodiscendente, come la Giornata dell’etnia nera dell’Honduras, la Giornata nazionale afrocolombiana, il Giorno Civico della Commemorazione dell’Etnia Nera a Panama, la Giornata della cultura afroperuviana, il Giorno dell’afrodiscendenza in El Salvador, il Giorno del Nero e della Cultura Afrodiscendente in Costa Rica, la Giornata della Coscienza Nera in Brasile, ecc.
Si tratta di giornate che spesso sono legate alle date di abolizione della schiavitù nel territorio o ad eventi storici che hanno visto una partecipazione importante di africani e afrodiscendenti, o ancora un’occasione per celebrare il contributo non solo storico ma anche culturale ed artistico degli afrodiscendenti alle diverse realtà nazionali. Di fatto, sono un invito a conoscere e a riconoscersi con orgoglio nelle proprie origini africane, a livello individuale e/o a livello di cittadinanza nazionale.
Una proiezione di questi sforzi di riconoscimento e partecipazione su scala regionale si realizza nelle conferenze internazionali sull’afrodiscendenza. La prima si è tenuta nel 2011 in Honduras, l’ultima è stata realizzata a Porto Rico dal 21 al 27 marzo del 2022. Quest’ultimo evento mirava a mettere in contatto ed aprire un dialogo tra accademici, attivisti e artisti sui temi dell’afrodiscendenza e dell’uguaglianza razziale, con partecipanti da Caraibi, Colombia, Messico, Perù, Costa Rica, ed anche Stati Uniti, Europa ed Africa.
Tutti i principali temi affrontati erano legati alla ricerca di mezzi per combattere il razzismo e dare visibilità e valore all’afrodiscendenza, dalla pedagogia politica al rafforzamento delle reti di organizzazioni in America Latina e Caraibi, dall’invisibilità degli afrolatinos nei media, alle relazioni tra appartenenza etnica, giustizia e potere e ai cambiamenti da realizzare nella narrativa dominante sulle diaspore africane.

Fonti:
Banca Mondiale, 2018 «Afro-descendants in Latin America: Toward a Framework of Inclusion»
D. Battistessa, 2021«America Latina afrodiscendente: una storia di (R)esistenza»
D. Battistessa, OGzero, 2021«Rimangono pronipoti di schiavi deportati nel Nuovo Mondo?»
Latinometrics, 2022, «Here’s Where LatAm’s 48M Afro-Latinos Live»
R. Muñoz Lima, DW, 2022 «Invisibles en Latinoamérica: afrolatinos, la diáspora perdida»
Organizzazione Panamericana della Sanità, 2021«Las personas afrodescendientes de América Latina viven en condiciones muy desiguales que repercuten en su salud y bienestar, según un estudio de la OPS»
V. Torres Nieves, Todas, 2022 «Cumbre Internacional de Afrodescendencia se encamina desde el cimarronaje»
United States Census Bureau, 2021 «Improved Race and Ethnicity Measures Reveal U.S.»
Universidad de Puerto Rico, 2022 «Realizarán Cumbre Internacional de Afrodescendencia en la UPR en Río Piedras»

(Di Carmen ForlenzaCentro studi AMIStaDeS)

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